Prometeo – Aspettando l`aquila

Commedia in II Atti

Prometeo

Ermete

Diodoro Siculo

Zeus

Empedocle

Uomini, coppie, assistenti, popoli, personaggi, regni e divinitä

Atto I

Tchaikovsky – The Nutcracker Suite, Op 71a

sassi e pietre


Prom.(angosciato) Oh Crono, oh Giapeto e tu Madre Oceanina quale sventura mi ha colpito! E a qual buon faccia? Gli uomini non conoscendo la natura del fuoco vi si abbrustoliscono. Fanno giochi pirotecnici, si impiastricciano le mani e il volto correndo in tondo, danno fuoco alle piante vergini ed altri obbrobri. Oh Ermete chiedo appello a Zeus!

Erm. (perentorio) L´appello che vuoi ottenere e fuori tempo e non serve a nulla, sai che nel mondo dei morti e giunto un tale Erandro che è liscio come una lumaca, si è bruciato da capo a piedi. Parla, Tuttavia: intanto devo restare ugualmente, finché arrivi l´aquila.. Questo intervallo di tempo sarebbe bello passarlo a leggere le avventure Dionisiache di Aristofane

Prom. (pietoso) Ermete se i reati – di aver modellato gli uomini e dato loro il fuoco – che l´ onnipotente Zeus mi addossa hanno bisogno di discolpe sono pronto a darle; scendiamo giü dal Caucaso un attimo tra i vivi e i morti e vediamo cosa succede.

Erm. (deciso)Non e possibile! Zeus ordina!

Prom. (deciso poi conciliante) Allora il Sommo dovrebbe ricordarsi dell´aiuto che gli detti contro i Titani….. sono reo ma voglio vedere se quanto ho fatto ha avuto qualche effetto positivo.

Erm. (rassegnato) Mi hai commosso, l´aquila arriverà a breve, l´alba trionfa nei suoi colori. Giunone non voglia che veda ciò che ti dia conforto.

Atto II

Ravel – Le Tombeau de Couperin, orchestration complète

Delle città e delle zone incolte, come un giardino (affreschi della stanza di Livia)

Erm. (Sarcastico) Ben arrivato sulla terra che ben conosci! Qui c´è l´uomo che con il fango plasmasti e da cui traesti la donna. Mai sventura più grande! Cerchiamo un monte che non sia il Caucaso ma il Vulcano spento Etna da dove vedere oriente ed occidente.

Prom. (Aguzzando la vista). Guidami tu, oh Ermete…. ma non ci vedo bene! Vedo piccole tane, formiche, gusci d´uovo, pagliai.

Erm. Quelle sono città e quelli uomini. Ti farò la vista aguzza perché tu possa vedere.

Prom. (orante) Fa oh Signore che i miei occhi si aprano!

Erm (recitativo). Da sopra gli occhi tuoi tolsi la nebbia

perché ben conoscessi e l´uomo e Dio

Prom. Versi del sommo Omero, magici in verità, già vedo la vista farsi acuta e limpida, come Apollo Linceo il guarriero arciere. Ed ora informami su ciò che mi circonda, sulle città, i luoghi, gli uomini. Chi è l´uomo robusto e fiero e alto che col capo e le spalle ampie torreggia

Erm. Quello e Milone, l`atleta di Crotone. I Greci lo applaudono perché ha alzato di peso il toro lo trasporta attraverso lo stadio

Prom. Allora non dovrebbero inneggiare a me che li ho amati, creati ed istruiti? E quella città ? e quei due amanti ?

Erm. Quella che quivi vedi e Classe porto ravennate, barbara costa, l´amor-l´eros, figlio prediletto di Afrodite, colse quella donna Francesca di cui il nome in rie passioni con suo cognato Paolo.

Prom. C`é da capirli poverini ma andiamo avanti. E quello chi è?

Erm. E` un legato del Senato Romano Lucio Valerio Preconino: un valoroso che combatte in Aquitania.

Prom. Quello e baldanzoso, fiero e pelato con le rughe sulla fronte basso e tarchiato

Erm. Nato in Sabina da una famiglia di nobile lignaggio divenne nella guerra civile Imperatore ed Augusto del Sacro Romano Impero. Servi come ufficiale in Tracia e nella provincia di Creta e di Cirene.

Prom. Quello mi sembra un artista. Va con pompa ma ha un incedere elegante e degno.

Erm. È Antonello da Messina: un bravo pittore e artigiano.

Prom. Ed io che gli diedi membra e anima che Socrate immaginò. Ma guidami tu nell` Ade superato il Flegetonte, una selva da queste parti dovrebbe condurci. Caronte, il traghettatore, poi ci condurrà.

Erm. Una selva che parte nell´isola di Stromboli ci condurrà nell´Ade. Bada bene a portare l´obolo, Caronte e pernicioso sulla questione denaro: peggio di un usuraio.

Prom. Voglio vedere i semidei, gli eroi, le menti. Nell`antro dell`Ade si nascondono mille meravigliosi uomini, fiori della terra. testimoni degli dei. Andiamo.

Scena III

Gioacchino Rossini – La donna del lago – ouverture

Una porta tra i cespugli incorniciata da due colonne, in stile pompeiano con due cartelli antichi e un Attenti al cane che si vede nelle porte odierne. Il resto alberi e sottobosco.

Ermete e Prometeo scostano i cespugli, leggono la scritta

Prom (leggendo): per me si va alla città dolente

per me si va all`eterno dolore

per me si va tra la perduta gente

giustizia mosse il mio alto fattore

fecemi la divina podestate,

la somma sapienza e il primo amore.

Dinanzi a me non furono cose create

se non eterne, e io eterno duro,

lasciate ogni speranza voi ch´intrate.

E qui? che c´e scritto?

Erm. Non ne ho idea! Apriamo e chiediamo…

Aprono la porta. Passa un uomo vestito di cenci.

Erm. Scusi buon uomo, lei chi è? e cosa ci dici questa scritta qui sotto?

Uomo. Iu mi chiamu Diodoro Siculo, ah nun mi conosciti! disgraziatissimi!

Prom (esterrefatto). Che dice quest`uomo?

Erm. (intervenendo). Buono e gentile uomo! Noi non la comprendiamo…. può parlare una lingua a noi nota?

Uomo. Noto è il mio nome: Diodoro Siculo, storico ed intellettuale, per servirvi.

Erm. Oh si Diodoro…. dove siamo? e che cos`è questa scritta?

Diodoro. Siete nel principio dell` Ade tra i poeti e gli eroi, il cosiddetto Limbo, e la scritta e una traduzione di quanto già letto. Recita cosi.

pi mia si va a la città dolente

pi mia si va all`eterno duluri

pi mia si va ntra a perduta genti

giustizia mosse u’me jàutu fattore

fecemi a divina podestate,

a somma sapienza e u primu amuri.

dinanzi a mia nun foru cosi create

si nun eterne, e iu eterno duru,

lasciate ogni spiranza vuatri ch´intrate

Prom. ( premuroso) Ci accompagni buon Diodoro…. per carità!

Erme. (apprensivo) Ci dica!

Diodoro (monologo) In un lembo di terra divisa da tre lingue di mare si estende l`Ade. Qui seppur distinti siamo tutti uguali. Troverete Achille, Ettore certo…. ma in nulla diversi dagli altri trapassati. Non ci sono re, satrapi o califfi, imperatori o vassalli, siamo tutti miseri in confronto agli Dei e sottostiamo come loro alle leggi di Natura. Leggi ataviche che nessuno può infrangere o scalfire. Vi accompagno….

Escono. La scena diventa bucolica con vigneti, olivi e mandorli. Entra un uomo che si gira da una parte e dall`altra. E` sempre vestito da contadino. Da un altra porta entrano Ermete e Prometeo preceduti da Diodoro.

Uomo. (cercando) iu nun so unni haju misu u’me monocolo….. per Dio! nun so proprio! ( a Prometeo) scusate aviti visto u’me monocolo?

Prom. (impaurito) Che dice? che vuole?

Diodoro. Lo so io… ( all` uomo ) no, nun u avemu visto!

Erm. ( a Diodoro) Chi e quest`uomo di grazia? A quanto pare non parla la nostra lingua…. e vero?

Diodoro. Si, non la parla ma e questi Ippocrate di Gela, legato di Corinto e Corcira e tiranno di Kamarina.

Ippocrate di Gela. Oh Dei dill`Olimpo! Ho miu cospetto!? mi prostro, m`inginocchio. Iu chi calcavo fiero e spavaldo a costa geloa, sicuro di amici e terribile cu i nimici. Inora mi genufletto a vuatri immortali. Rinnego i mia delitti u’me governo a meo stissa carni ma perdonatemi vossignoria!

Prom. Che dice? Sembra stia piangendo?

Diodoro. Un Miserere….molto articolato direi!

Erm. Si Si basta! Espierai le colpe che hai commesso, non noi possiamo, ma altri Dei ben superiori a noi

Entra un uomo poetando.

Dante Alighieri(poetando): La meo servente core

vi raccomandi Amor, che vi l´ha dato,

a Merze d`altro lato

Prom. Anche questo mi pare alquanto strano…. quantomeno lo capisco! Come vi chiamate messere?

Dante. Dante della famiglia degli Alighieri per quanto sia inutile dirlo. Poeta della dolce Afrodite e del suo figlio prediletto, detti al mondo il dolce stil novo e nacqui a Firenze sotto la costellazione dei Gemelli il 31 maggio da Alighiero di Bellincione degli Alighieri.

Diodoro (inviperito): Sai che qui questo non conta nulla…. i tuoi stracci sono i miei e quelli di costui.

Dante volge il volto infastidito. Appare un mendico affollando la scena.

Erm. Oh tu chi sei?

Mendico. Sono l` imperatore del Sacro Romano Impero Costantino, dominus del concilio di Nicea e degli altri concili di fede e redenzione. Morendo ho capito che l`intimo della fede non ha nomi ma moti dell`anima, buoni o cattivi, e che Cristo regna in noi nel Padre, e nel figlio e nello Spirito Santo. Amen.

Prom. Sei un buon uomo e i vivi hanno perso un grande uomo.

Seduti su un sasso, vestiti di cenci appaiono due fanciulli che amoreggiano, una magra con i capelli neri e l`altro robusto e biondo bruciato dal sole. Si sentono spezzoni del dialogo tra due.

Dialogo.

F. (….) pi tia sarrìa morta milli vùoti (….) M. (…) Oh meo duci Giselda, i to’ ùocchi sunu ancora cchiu duci. (…)

Erme. Non si capisce, forse tu Diodoro?

Diodoro. No, non ho capito comunque quelli sono Giselda Calvello e il suo Beltrado. La storia e curiosa e straziante. Dicono che Venere imbestialita di come veniva trattata Giselda da suo marito Piero abbia fatto pressioni su Apollo per far istruire dalle Muse un pastore di pecore di nome Beltrado. Divenuto musico di cetra a Monthyum, Eros intervenne, istigato dalla madre, a farlo innamorare di Giselda, la sua padrona. Per questo furono uccisi ma non separati, come vedi….

Diodoro. L`Ade e lungo e pieno di anime, vi consiglio di fermarvi qui e accontentarvi.

Erme. Io direi di si.

Prom. Anch`io. Ho capito gli uomini da me creati. Voglio perö Ermete vedere in ultimo cosa fanno con il fuoco gli uomini che qui nell`Ade punisce. riscalda il Purgatorio e rischiara il paradiso. Vediamo sulla terra.

Scena IV

Brahms Hungarian Dance No. 1

Delle cittä e delle zone incolte come un giardino (affreschi della stanza di Livia) e un monte l`Etna

Erm. Hai un bel dire Prometeo il fuoco, il fuoco! Gli uomini sanno tradurre tutto a proprio sollazzo, utile e autodistruzione.

Prom. Ma almeno accendono le candele agli altari, l`incenso nei templi.

Erm. Non dico che nessuno…. ma in maggior numero….

Entrano tre uomini, uno dei quali legati fanno finta di sgozzarlo con la selce verde e adagiarlo ad un pagliericcio per dargli fuoco.

Prom. Che fanno quegli uomini oh Ermete?

Erm. Sacrifici caro mio, sacrifici umani… una volta anche in Grecia si usavano e l`ombra di Achille lo richiese per la bella Polissena figlia di Ecuba.

Una luce abbagliante. Spariscono.

Entrano due uomini e una donna, hanno sistemato una forca la donna sale viene legata e imbavagliata.

Erm. Non guardare Prometeo la bruceranno viva

Una luce abbagliante. Spariscono.

Entra un uomo con un moschetto della polvere, inserisce la polvere con lo stoppino e da fuoco alla miccia – un boato si ode in sala

Prom. Che è stato? e caduto Atlante?

Erm. No, la morte su misura, a taglia unica.

Entra un uomo con un candelabro

Prom. E quell`affaretto ad olio?

Erm. E una lucerna serve per illuminare.

Prom. Buono…. questo e buono! poco ma buono!

Erm. I Greci hanno imparato a bruciare il corpo degli eroi e degli antenati. Di questo puoi esserne fiero?

Prom. L` immagine e scabrosa ma va bene. Due. Ma è ben poco!

Erm. Cucinano cibi e vivande.

Prom. Questo è importante ma non è tutto. Non sono soddisfatto mio caro Ermete. Torniamo sul Caucaso non voglio piü vedere, e giusta la sentenza di Zeus che tanto vede e tanto discerne

Scena V

SASSI E ROCCE

Nikolay Rimsky-Korsakov – Fantasia on Russian Themes

Prom. Grazie a questi miei occhi che tu hai aperto vedo il mondo da lontano fin ai suoi estremi

Erm. Cosa vedi`?

Prom. Vedo armate loricate discendendi dai troiani conquistare il Sannio, la Magna Grecia, la Gallia, l`Aquitania e l`Iberia. Vedo le navi di Pompeo e di Marco Antonio, l`Egitto fiorente di grano, e poi la Battaglia di Anzio. Cesare, Augusto, Tiberio, il figlio del Sommo Padre Celeste predicare in Galilea.

Erm. E in quel lembo di terra che chiamiamo Mesoamerica cosa vedi?

Prom. Vedo culture fiorenti ma tribali scannarsi tra la loro in guerre intestine… Inca, Aztechi, Olmechi, Maya. Grandi templi si ergono agli dei, al serpente piumato, alla luna, al sole. E non vorrei sbagliare ma vedo Cortes, uno spagnolo, arrivare e portare loro rovina e morte.

Erm. C`è dell`altro?

Vedo tutto il regno di mezzo con Carlo Magno. i longobardi, gli Svevi, i Valois, i Papi e gli arabi, rinascite e rinascenze dell`Europa. Sangue scorrerà sul sepolcro dei santi delle tre religioni, purtroppo…

Erm. E la grecitä?

Prom. Sarà sempre viva ma rinascerà solo intorno al 1300, per poi proseguire alternandosi a stili come il gotico e il barocco.

Erm. Caro il mio Tiresia ci stai sfiancando lo sai`?

Prom. E poi Carlo V di Borbone e Napoleone che ridisegneranno la mappa dell`Europa

Erm. E in un futuro lontano?

Prom. Chissà! guerre…..città… congegni…. megalomania…. delle macchine che guidano, canalizzano la nostra vita! Efesto che si sostituisce a Zeus in un mondo ancor più zoppicante. Una psiche e un anima alterata dall`esorbitante della vetta, del cielo. Ma l` uomo che nutre la sua anima e anche l´uomo che vola secondo le leggi degli dei e della natura. Credo nei passerotti e non nei falchi, credo nelle api e non nei ragni, credo nei corvi e non nelle vipere. Ma andiamo Ermete, vediamo di cos´altro tu mi accusi!.

Erm. Ti accusa Zeus di distribuire la carne rubandone delle parti migliori per riservarle a te!

Prom. La tua requisitoria e terminata, io cercherö, per quanto ne sarö capace, di demolire le accuse. Oh Ermete tu sai benissimo che nell` allegrezza della sala del Simposio simili sottrazioni sono banalitä a cui si dovrebbe sorvolare soprattutto sotto gli effluvi del vino. Ti dirö che quasi quasi ero cieco dall`ubriachezza. Saltellavo tra fanciulle e fanciulle come un centauro con il rischio di beccarmi qualche sonoro scapellotto.

Erm. Non e facile Ermete competere con un sofista come te ma non vi e altro da fare che crocifiggerti a questa roccia, lasciando che l`aquila ti roda il fegato.

Prom. So che verrä un tuo fratello Eracle da Tebe a liberarmi.

Erm. Che quel giorno sia lieto.

Scena V

Dmitri Shostakovich The Jazz album

Ûna stanza, un tavolinetto circolare stracolmo di libri, un quadro, un armatura appesa.

Empedocle: Prendimi quel libro, prendimi quel libbru e sta accura a nun far cadiri lavutri!

Si ode un tonfo. Un ragazzo raccatta dei libri

Empedocle. Digraziatu Erasmo, sei la piaga di questa nostra polis! Dai su! Ordine…

Il ragazzo Erasmo prende i libri e li porta a Empedocle che li poggia su un cantarano, li sfoglia prende delle erbette officinali, ne fa degli impacchi e sistema le garze taglizzandole con una forbice

Empedocle: Andiamo sul Caucaso da Prometeo per attutire il suo dolore.

Erasmo. La seguo maestro.

Scena VI

Ennio Morricone – The Mission Main Theme (Morricone Conducts Morricone)

SASSI E PIETRE

Prometeo crocefisso dolorante e sanguinanti. Fa buffi lamenti.

Prom. Liberami, Zeus divino, tormenti terribili ho giä subito. Ho il sangue che intinge a fiumi il mio ventre. Le mani perforate e addormentate nell`oblio immobile. Non riesco piü a sentire la mano sinistra.

Zeus. Liberarti, dici, quando i ceppi dovrebbere essere appesantiti! Non ti ricorderö le tue gravi colpe alle quali aggiungo l`aver creato la donna!

Prom. Chiedo venia padre mio, la donna e la dolce acqua dove resiste la vita. Voi andaste da Io giovenca, da Alcmena e amaste padre mio. Quale divinitä in forma e sembiante e la donna mossa da Afrodite, quale ambrosia puö essere piü dolce? Liberatemi ti prego!?

Zeus. Ma questa non e che una millesima parte di cio che dovresti soffrire.

Prom. Eppure tu mi libererai perche saprai da me qualcosa che ti sta molto a cuore.

Zeus. Dimmi e vedremo.

Prom. Vai da Teti per fare ´l`amore con lei-

Zeus. Questo lo hai indovinato ma vediamo il seguito della tua profezia

Prom. Non unirti a Teti, Oh Zeus, poiche il nascituro ti farä l`identica cosa che tu facesti a Crono.

Zeus. Vuoi dire che io sarö privato del potere? Addio Teti dunque ma tu non sarai liberato per questa profezia.

Prom. Abbia pietä.

Zeus. Addio.

Escono Zeus. Ermete.

FINE I ATTO

Prometeo – Aspettando l`Aquila
commedia in II Atti

Prometeo
Ermete
Diodoro Siculo
Zeus
Empedocle
Dioniso

Uomini, coppie, assistenti, popoli. personaggi, regni e divinitä

II Atto

Scena I

Tchaikovsky – Waltz of the Flowers

Una salita in collina, Empedocle e il suo assistente Erasmo camminano con bende e pacchetti di erbe per raggiungere Prometeo

Empedocle. Ce chi dice riportandosi alla tradizionale dominio giudaico della natura, caro Erasmo, di credere che Dio comandi alluomo di sentirsi superiore alla natura. La natura plasma l`uomo, ha le doglie del parto come una madre e ci riaccoglie come figli dopo la morte. Nemmeno le nostre urne funerarie possiamo evitare di chiamarle cenere e anche i giudaico-cristiani li chiamano tali. Allora, caro mio, quale dominio vuoi che abbia un giudeo sulla natura?

Erasmo. Ma patri, l`ordine giudaico e considerato immutabile proiettandosi a ‘n sulu Diu

Empledocle. Supra chistu hai raggiuni. I greci politeisti pur essendo molto religiosi avevano il retrogusto della libertä scientifica, civica e culturale: come una certä laicitä diciamo.
Erasmo. Buon maestro, vuol dire che noi non crediamo agli Dei.
Empedocle. No, noi crediamo agli dei ma i nostri dei come noi sono parte armoniosa della natura, si sviluppa e decresce con essa mentre per i giudei lanima si sviluppa solo in Dio che paradossalmente e limmagine della Natura.
Erasmo. Caru maestro mi staiu confondendo
Empedocle. Laudato piccirillo… anchio.... e non ce di che vergognarsi! (poi sorridendo) Secondo te e ancora vivo Prometeo?
Erasmo. Siamo quasi arrivati eccolo li!
Prometeo si lamenta, Erasmo mette parte delle erbe sul fegato, lo fascia, altre erbe le fa inghiottire a Prometeo.
Scena II
Rhapsody In Blue: Gershwin
Siamo nell`Ade in una selva.

Dioniso (ubriaco, barcollando): Oh Satiri versate ancora! versate! Sono cosi ebbro da far eruttare Stromboli e il Vesuvio oltreche lEtna. Satiro. La reggo signore, cascha di nuovo Dioniso: Versa maledetto che mi si secca la gola.... Passa una donna. Dioniso si china in avanti e cascha allingiu
Dioniso. Madonna, Fanciulla volevo dirle….oooooooooooooooooooh…..
I Satiri lo attorniano premurosi. lui si rialza a fatica.
Dioniso. Non e niente! Non e niente!
Dioniso si siede con calma a terra con le gambe incrociate, supino.
Dioniso. Elidea di grazia portatemi latte e miele. Una brocca.
La fanciulla porta la brocca profumata e ricolma e Dioniso la beve fino allultima goccia. Si scrolla la testa trapunta di fiori di vigna. Dioniso. Miei cari satiri e mie care menadi sedete.... sedete tutti intorno a me. Sapete di come sono caduto qui dal lago di Lerna, in frammenti ero, ora che sono intero dobbiamo tornar su al tempio di Creta dove abita Minosse e dove vi e il labirinto. Usciamo quindi miei cari e da Taranto imbarchiamoci per lEpiro. Dai su…. da questa parte!

Scena III
Gioacchino Rossini – Guglielmo Tell – Overture

Frattanto. Creta. Alle spalle un labirinto di piante. Arianna e Teseo poi gli altri.

Arianna: Dolce Teseo diffida dal renderti vulnerabile alle altre donne. Torna alla tua Atene, o resta qui con me. Sarai il dominus di questa casa di Minosse famosa e d’antichi avi.
Teseo. Io amo Egle dolce Arianna e la seguirö fin quanto non mi si sarä concessa.
Arianna. Io ti avviso… addio Teseo caro!
Esce. Entra Dioniso e il corteo di Menadi e Satiri
Dioniso. Oh cosa vedo! Ahi! che pizzico! mi ha punto con le sue frecce il cherubino! Chi sei dolce fanciulla? Darei il cuore per te!.
Arianna: Sono la Signora del Labirinto! Arianna!
Dioniso. La amo! Ragazze vestila con il talamo nuziale e intrecciate i suoi capelli di foglie di vite! Andate… su svelte!
Accorrono presso Arianna tirandola di qua e di la.
Arianna (divincolandosi) cosa fate? ( fugge)
Dioniso ( andandogli dietro) Ti amo! Vieni!
Escono tutti.

Scena IV
Air – Johann Sebastian Bach
SASSI E PIETRE
Prometeo crocifisso, Ermete. Empedocle e il suo assistente.

Prom. So di aver agito male, questi occhi hanno visto gli uomini, hanno visto il fuoco uccidere ardere, distruggere ma c´e qualcuno che puö redirmermi da questo atroce rimorso, da questa triste piaga?
Erm. No,nessuno fratello mio!
Empedocle. Sbagli Ermete ( il suo assistente Erasmo gli pesta un piede) ( a Erasmo arrabbiato con la mano alta in segno di dargli un ceffone) Ahi mascalzone ti li dassi…. ( tornato sereno a Prometeo e Ermete) Sbagliate ripeto guarda i templi di Akragas illuminati, quelli geloi, quelli di Siracusa, quelli Delphi, di Delo. di Pergamo, di Mileto e file di uomini che pregano, arrostendo le cosce grasse di bue e versando vino mescolato. E il fuoco che riscalda dal gelo della notte, vedi quel nevischio solo il tuo fuocherello puö consolarli. E vedi le donne,che giä conosci, dolci, soavi. magiche e tenebrose. L´ Alpha e lOmega.Il principio e la fine.
Erm. Sono incantato Empedocle che quasi piango
Prom. Grazie grande saggio. (piange)

Scena V
Un bosco Dioniso insegue Arianna.