Opere e giorni

28. Maggio 2016

Moglie, che guardi benigna,

della mia vita padrona

scruti, osservi, anima degna

nel ritrovarmi e nel perdermi, perdona:

tuo figlio che gioca nel fango

tuo marito che vive di rimpianto

il silenzio notturno distorto, rimango

a guardarti stupito ed estasiato. Pianto,

gioia e dolcezza del cuore, Venere,

Giunone, ambrosia viva di spirito mortale;

vita della vita disposta a ricevere,

morte alla morte che piange se stessa,

nel giorno in cui ti lascerò lacrimante

salutami con un ultima messa.

17/12/2018

Xiuri di la terra fertili

canta a lu cielu mattutino.

Di genti, di viddana

la città china

u mercatu, i polli e li verduri.

Amuri a tia, moglie che fai la spesa.

Donnetta felice che vai annannu

mulatta in volto, vestiggiu d’antenati.

Comu ti viu oiu un taju mai amatu

tra aranci, lumii e zuccaru filatu.

30 Maggio 2016

Dispero le dilettose valli,

i musei, le orge del pensiero

ma cade il mio essere fiero

e attesa, e dolore, e paura; cavilli

di un animo inquieto, di un essere fragile

di laghi fiumi, torrenti di pensieri

Amore piango e fremo mal volentieri

sentendo il niente, sentendo un cuore disabile

Eppure Dioniso nell’oltretomba

questo mio essere recalcitra, rimbomba,

scusate miei amici se dispero

Ma nulla ho e nulla chiedo

solo te chiedo amore mio

portami con te fin nell’oblio.

17/12/2018

Narrasi ca un tiempu ni la mia terra

i giganti vivianu annannu a casu

prima ca ca lu grecu,

e poi u troianu,

nun misuro in piedi lu paisi

tisi templi e teatri,

accademi, fori e colonnati.

La città d’oro comu Ilio istessa.

D’Apollo ornata con maestria

alla Vergine donata dai cristiani.

Lu Castellu e lu Duomo Vecchio:

moschea, di li arabi costruita.

Racchiudennu lu passatu

in vaghi versi di formazione

acconsenti, mio lettore,

a questa mia divagazione.

15 Giugno 2016

Tornano a stormi nel mio petto

di idee, di sentimenti remoti

pian piano che il sole

e il vento, disincantano il giorno

ma non me stesso

resiste nel profondo

l’orpello, il sapore d’incenso

ed ecco, che di ardente stupore

guarda il manigoldo alle parole

scritte, sussurrate, non dette,

il giorno muore ma il mio cuore stette.

29 Dicembre 2018

A lu paisi arrivà un giullare

caricato di triangolo e di trumma

racconta storie e novellette

che alli poveri cristi van diletti

Na vota c’era un surdato

ca u cavaddu giallo avia bardato

curria curria e un si firmava mai

contro n’esercito di cechi e sordomuti

Quannu lu vidianu arrivari la genti

ridia alle sue spalle, ma smargiasso lo era

e aveva core che di gran eroe

nella lotta si fregiava

aviennu sulu iddu a contendente

dai mulin a vento si sbatteva un sacco

ma alla fine, un esercito cinghiato e speldente

vero come pane e la natura, apparve

nei poggi di là dei cechi

e lo sgomento e il via vai

lu surdatu parti al galoppo e

di lu suli nun vidi più di raji

31 Maggio 2016

Ti riconosco che hai guisa di magnolia

dal memore petto il sentimento corre

galoppa, amante e amore e tenera figlia

dei giorni che sono, regina d’Anatolia.

Ma il cielo che pur risplende e benedice

nel sole e nelle stelle, nel loro fulgore

cantano a te inni giovane nutrice

e al tuo cuor chiedono solo amore.

Cara mia sposa, mia sorella nel destino

Opale verginea e argento bianco

come che il tuo respiro fino

mi brucia nella pelle e nel cuore stanco.

Amami un giorno, un mese, un anno,

una vita che rinfiori a primavera

come il mandorlo e il castagno

come Lucia dell’antica era.

E quando bacerai i nostri figli

ricordati che sono il frutto della nostra unione

la conclusione, l’apoteosi, i splendidi gigli

la nostra storia, la nostra azione.

Oggi a te canto e a te imploro

con l’animo che arde dentro l’involucro suo diletto

saremo vegliardi e troveremo ristoro

stretta la mano, al Cocito condurremo il nuzial letto.

23 Settembre 2016

Guardo l’orizzonte

e quel che mi resta da guardare,

ma non ho perso né beni né amori

solo ipocriti e puttanieri.

06 Dicembre 2016

Di mausoleo, scultura e morte

rimembri il poeta disteso

o che sò io: l’uom di corte,

il conte, il marchese – aduso

nel nobil marmo eterno,

raccoglie le tue spoglie.

Chi sei tu non mi coglie,

né io per te son fraterno

Ma padre del passato

Su questo corpo freddo

Su questo marmo amato

Su questa chiesa oscura

Non ho nessuna paura

Ma in silenzio, mormorando, prego.

31 Gennaio 2017

Amore che di bello aspetto

ricopri i delicati fiori

orsù amor cortese, nobile diletto

parlan di donne e di galanti viri.

Mia cara, mia moglie, mio tutto

il mio cuore è pieno della tua fraganza

né pace, nè riposo ma tumulto

le angoscie della tua assenza

Nacque quel giorno che mi ti diede

Sia eterno, e glorioso, quel che si crede

Che Iddio mi recò un angelo.

22 Marzo 2017

Primavera, dell’olfatto regina

Come regna colei che di zagara

S’incorona; tenue brezza marina

che inonda la mia terra – amara

alla mia mente, povertà china,

supina – Oh riarsa terra magra

di Greci, di Siculi e Sicani

terra che piange la grave tara

terra che piange falso domani

ma cara, agli occhi e al cuore

di dolore colmata, ma d’amore

nel rimembrar ritrovo reo ardore.

17 Maggio 2017

Io ho visto un bel pò di cose

tante volte, ecco, mi sono illuso

chiuso, ardente di desiderio

inappagato, di quel saper

che, a pensar, poi nulla vale.

E non è che non ti ami vita mia

restia, la mente s’adombra ora

e vuole, e chiede, vino, sapere.

Ma più cerco e ognor, ti dico

Sto malmesso e mi tedia il die

e la notte; te, prego e imploro

Vergina Santa, Musa del monte

Parnaso: dammi la normalità

Ed i miei versi – che a te dedico

Nel mio triste strascico stanco.

21 Maggio 2017

Laggiù la campana suona

È domenica di festa, mentre

A la bella Madonna Liberante

u latti frittu” si prepara.

La messa mattutina, il salmo

E il verbo del sacro vangelo.

Le passeggiate, i bar pieni

I vestiti lindi, il ciel sereno

Ed la via della gran piazza

Si riflette in quel giallo sole

C’è il castello che di gran lena

Smeraldino e un pò più oro

E’ domenica di festa, paese

Mio diletto, riposa quieto

che la gente ognor corona

di brusio il ciel sereno.

25/08/2019

Ahi tu che ghigni selvatico

quale vita mi concedi vana

quale respiro affondi nel pianto

canto ai capricci di un Dio

dolorante, piangente e infausto.

E se a un Santo concedi

cordone e verga dei poverelli

a un pazzo cosa recare in benefizjo

se l’amore e la psiche indegna

non regge il pianto né l’angusta vita.

Redenzione ai miseri padre

gli ultimi, i pellegrini folli,

deliranti, forse non vedrò l’alba

ma un giorno, da nessun ricordato

la croce lascio per il lume del ciel immoto