Svuotato di quello che sono eppure penso se non si vuole cambiare le cose da giovani – quelle che Guccini chiama le “Belle illusioni” – non si ha cuore e attributi. Molti alla consuetudine si sono assuefatti al mediocre. Vedo nei molti genitori che portano i figli in campagna o al bar: non li biasimo anzi li capisco. Il Covid ci ha tolto il futuro e nessuno fa poltrire i figli sapendo cosa affrontano e cosa affronteranno. La mia didattica è anche per loro: per i curiosi, per i talentuosi. Galimberti diceva che per insegnare ci vuole una vocazione. Insegnare non è un lavoro: è Platone, è Aristotele, è Chirone. Confesso una cosa: “Mi trovavo in III media, una insegnante ci assegnò un tema a scelta libera. Io amavo la poesia anche allora e spulciai tutti i libri per comporre un tema sulle correnti letterarie. L’insegnante lo lesse e mi disse bruscamente: “Quando ti assegno cose semplici non ti complicare la vita” Sul momento ci restai malissimo e il seguito lo conoscete. Ha intervalli ciclici ritorna questa grancassa di illusioni e pragmatismo. Come allora vedo quel sei rosso a fondo pagina e la sorte matrigna

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