X. Appendice. Il concetto di sacro: stimoli razionali e irrazionali
Costatare l’esperienza storica come un “segmento passato” ci induce a vederla come un fatto circoscritto nel
tempo che ha relativa influenza sulla modernità. Di fatti, oggi, lo sviluppo di un sistema di interazione
sociale tecnologicamente avanzato ha gettato sulla sacralità ombre scure e di superstizione artificiosa. Anche
se permangono strutture secolari religiose appaiono soggette ad uno svuotamento essenziale e ad una
riformulazione in senso laico.
Ma è davvero un fenomeno proprio della modernità? Quando e come si può parlare della nascita di una
“religione laica”? Definire il sacro come uno specchio riflesso dell’uomo paradossalmente ci aiuta ad
individuarne le risposte in contesti insospettabili: proprio nel seno stesso del contesto onto-teologico.
Innanzitutto, descrivendo una sacralità originaria ambivalente e ambigua, riflessa nella complessità psichica
dell’uomo, si è formulata una radice empirica sulla quale si innestato tessuti ulteriori. Già, di per sé, la nascita
di una ius civilis, anche profondamente legata alla divinità, tende a sopprimere questa dualità a livello
formale e sociale. La nascita di prescrizioni tabù da un lato dimostrano la presenza di impulsi istintivi da
contrastare e dall’altra prescrivono la formazione di una “morale”, di un “comportamento etico” che vi si
contrapponga. Ora, pressupponendo un approccio collettivistico dell’uomo primitivo costatiamo
intrinsecamente come la “norma etica” si diffonda fino a presentarsi come vera e propria ius sociale. Ma
fattori socio-culturali in continuo mutamente ne riscrivono nuovi parametri. Progressivamente la
consacrazione di una gerarchizzazione fattuale, che si sostituisce ad un’altra meramente funzionale, inaugura
una fisiognomica divina matura, definita ed astratta che la rifletta. Questa, legata com’è all’equilibrio sociale,
presuppone e leggittima figure sociali predominanti che pian piano diventano autosussistenti e, qualora,
vessatorie. Nè segue un graduale svuotamento dei valori religiosi ormai visti come espressione politica
intenta a stabile la subordinazione di una classe su un’altra. Proprio l’indole reazionaria della religione pagana
ne produsse la morte sistematica attraverso una sedimentazione passiva che ignora i mutamenti socioculturali. Lo scenario in cui nasce il Cristianesimo è caratterizzato da forti analogie con quello attuale: la
desertificazione sacrale del paganesimo si definisce da una disaffezione delle masse popolare che si rifugiano
in un nichilismo funzionale.
“Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva
buoi, pecore e colombe e i cambiavalute seduti al banco. Fatti allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti
fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e né rovesciò i banchi, e ai
venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di
mercato””
Questo nichilismo poteva essere combattuto solo con una “nuova etica” per così dire “proletaria” che
definisse l’individuo in maniera egualitaria. Proprio in questo senso l’entrata di Gesù a Gerusalemme su un
asino schernisce il rituale secolare del trionfo romano e la mimica sacra pagana che ne consegue.
“Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei
rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
Gesù trovato un asinello, vi montò sopra, come stà scritto:
Non temere figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto sopra un puledro d’asina”
Vediamo, quindi, come dalla sacralità si produca la laicità e viceversa essendo entrambe compenetrazioni di
esperienze umane, psichiche e sociali. Ma tanto non basta. Molte domande si possono addurre: La sacralità
può essere definita in un qual modo? Esistono campi in cui predomina l’elemento teogonico? Seppur noi oggi
concepiamo l’inconscio collettivo come prescrivibile ad una ben determinata esperienza cognitiva non
cogliamo comunque appieno la fenomenologia che supporta il nostro discorso. Non diciamo innanzitutto che
le idee successivamente rimosse dalla coscienza vanno a colmare “costanti o variabili irrazionali” che siano
esse sotto forma di impulsi psichici o di agenti esterni. Con il termine di agenti esterni cerchiamo di
presuppore il fatto, abbastanza verosimile, che in principio per l’uomo tutto il ciclo della natura sottostava a
forme irrazionali. Proprio per questa sua capacità di sottrarsi ad ogni regola razionale queste forme sono state
progressivamente cancellate dalla psiche cosciente per rimanere latenti a livello inconscio. Quindi la sacralità
nasce dal tentativo psichico di ottemperare a stimoli irrazionali; considerando sotto questo punto di vista
anche l’orrore prodotto dalla tendenza sessuale incestuosa. Apparentemente l’inconscio collettivo sembra
costellato da engrammi indistinti ed è quindi necessariamente non autosufficiente. Il continuo rapportarsi con
la fantasia, che sembra tendere tra la soglia cosciente e l’inconscio, ne determina le forme nell’esperienza
sensibile. Paradossalmente la prima “religione laica” che ci è tramandata a livello letterario sono le opere
favolistiche di Esopo. La cornice fantastica non soggiace qui a forme inconscie ma si mantiene
essenzialmente razionale e pragmatica. Il tentativo esopeo è quello di dare un morale, un etica
comportamentale, o di costruire degli aforismi esemplari e non quello di codificare elementi aprioristici. Se
prendiamo in esame per esempio questa favola:
” Il cigno e l’oca
Un uomo dovizioso allevava insieme un oca e un cigno, non però per il medesimo fine, ma questo per il suo
canto e quell’altra in vista della tavola. Quando venne il momento che l’oca doveva subire la sorte per la
quale era stata allevata, era di notte, e l’ora non permise di distinguere l’uno dall’altro i due animali. Ed ecco
che il cigno, portato via al posto dell’oca, intona un canto, preludio della sua fine, e col canto rivela la sua
natura ed evita la morte grazie a tale melodia.
La favola dimostra che spesso la musica determina un rinvio della morte. “
D’altronde probabilmente esistono engrammi psichici di cui disconosciamo la natura ma che vengono
tramandati in maniera diretta da individuo ad individuo. Sono perfettamente d’accordo con la definizione
postulata dallo scrittore sull’origine della specia anche se riservo molte perplessità nell’ambito sessuale. Egli
scrive:
“Io considero che tutte le specie di uno stesso genere discendono dallo stesso progenitore, così come è certo
che i due sessi di una stessa specie abbiano una discedenza comune.”
In proposito vorrei porre sotto analisi le leggi universali che formano il basamento dell’ “origine della
specie”. Darwin scrive:
“Si ammette generalmente cche tutti gli organismi si sono formati in seguito a due leggi: unità del tipo e
condizioni di esistenza. Con unità del tipo si intende quella fondamentale affinità strutturale che osserviamo
negli organismo appartenenti ad una stessa classe e che è del tutto indipendente dalle abitudini di vita.
Secondo la mia teoria, l’unità del tipo si spiega con l’unità di origine. L’espressione delle condizioni di
esistenza … è pienamente compresa dal principio della selezione naturale. Infatti la selezione naturale opera
adattando le varie parti di ciascun vivente alle sue condizione di vita organiche e inorganiche, oppure
avendole adattate in epoche molto remote. in qualche caso gli adattamenti sono facilitati dall’uso e dal
disuso, mentre subiscono scarsamente l’azione diretta delle condizioni esterne di vita e, in tutti i casi, sono
soggette alle diverse leggi dello sviluppo. Dunque la legge delle condizioni di esistenza è effettivamente la
legge più importante, in quanto abbraccia, attraverso l’ereditarità degli adattamenti precedenti, quella
dell’unità di tipo.”
Questa definizione sostanzialmente vera è innestata però su un contesto elementi fisiognimi e organici del
tutto ausiliari e che ci interessano relativamente. L’ unità di tipo che noi riscontriamo, che caratterizza l’uomo
come classe assestante, è il prodotto di un mutamento del tutto particolare che non ha alcun collegamento
con un’impianto fisiognomico. Il cambiamento in questione pressuppone acquisizioni di forme prettamente
psichiche. Ma non sono esse stesse caratteristiche primordiali o almeno non lo sono totalmente. L’inorganici
dagli agenti agresti, per esempio, presuppone il fatto che sia avvenuto un’evoluzione del Super Io che
permetta acquisizione embrionali di pratiche di civilizzazione. In caso contrario si dovrebbe vedere negli
animali un principio di autodeterminazione e di individualismo speculativo che potrebbe essere ipotizzato ma
rimarrebbe del tutto indimostrabile. Ebbene anche per i procedimenti definiti e relegati dalla nostra tesi come
l’esperienza sensibile del sacro sono eziologie che presuppongo una minima cognizione astratta ed una
minima razionalizzazione morfologico-semantica verosimilmente quasi del tutto estranea ad una fiera. Se per
la prima l’impulso irrazionale potrebbe essere acquisito da un animale e relegato nell’incoscio, per la seconda
non esiste nessuna possibilità perchè presuppone uno stato di civilizzazione molto avanzato. Considerato
sotto questo punto di vista le condizioni dell’esistenza espresse da Darwin tralasciano di includere in queste il
comparto psichico che presuppone l’approcciarsi al materiale. Se un mutamento fisiognomico prima e
sociologico dopo è un fattore naturale dell’evoluzionismo che lo stesso sia totalmente applicabile alla mente è
parzialmente confutabile. Ancora oggi siamo soggetti agli engrammi inconsci che agiscono veicolando le
reazioni psichiche e che soggiaciono in pratiche, rituali, religioni e fiabe che le mantengono inalterate dopo
migliaia di anni. Ciò dimostra, come abbiamo visto, che esistono costanti che non sono soggette ad alcuna
modifica temporale. Alcune domande a questo punto sono obbligatorie: “Sembra effettivamente che
l’inconscio collettivo abbia avuto un termine definitivo delle acquisizioni. A che cose è dovuta questa
cesura?” Essenzialmente penso che la reintroduzione in canoni razionali degli agenti esterni abbia lasciato
forme per così dire “private” o “individuali” di acquisizioni irrazionali. Gli impulsi estranei alla ragione non
interessano più la collettività ma nascono dalla radice intima della persona e vengono probabilmente
trasmesse in maniera differenziata e mai generalizzata. Si può suppore che siano anch’esse delle costanti ma
non si può nella maniera più assoluta definirne l’origine.

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