Niente bandiere né tricolore né europea

Prendendo spunto dall’editoriale su “Avvenire” di oggi a cura di Marco Iasevoli e dal titolo fortemente veritiero “Una Repubblica. Venti Staterelli” auspico una riflessione sui conflitti logoranti del campanilismo, o detto al politicamente corretto, “autonomismo”. Un vecchio ritornello patriottico superato dalla storia era “Abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli italiani”, ora declinato nel più recente “Abbiamo fatto l’Europa, ora facciamo gli europei”. Tralasciando il fatto fortemente rilevante che gli italiani sono ancora borbonici e leghisti e che i piagnistei contortamente storici su libri come “Terroni” non aiutano neanche a creare gli italiani tanto meno gli europei. Oggi come non mai siamo praticamente nell’Ottocento ma la folgore che colpì Ernesto Rossi e Gualtiero Spinelli non si è estinta. L’Europa ha l’occasione di prendersi la rivincita sui sovranismi se alla ricerca, in questo caso medica, viene data una dimensione europea. Il Sars-Covid 19 e il cambiamento climatico sono occasioni di maturità per l’Europa e la Bce. Se l’Europa riesce ad essere solidale ha vinto “campo e partita” altrimenti restiamo coi populismo più o meno marcati.

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