Timeo de Lion -Tragedia in III atti

Personaggi

Timeo de Lion, poeta veneziano trasferitosi a Firenze.

Rosalba de Medici, figlia minore di Alemanno de Medici nobile fiorentino

Odette de Glaïeul, prostituta francese amante di Timeo

Genevieve Meunier, prostituta francese

Fra Jacopo Passavanti, abate di Santa Maria Novella

Dama Matilda Combini, dama di compagnia di Rosalba

Salvestro de Medici, nobile fiorentino figlio di Alemanno e fratello di Rosalba.

Stefano de Bardi, nobile fiorentino amico di Timeo

Alessandro de Bardi, nobile fiorentino mecenate di Timeo.

David Shabbat, artigiano fiorentino di origine ebraica.

Voce narrante, uomini, gentiluomini, gonfalonieri, priori, cavalieri, inservienti, attori, bambini, coppie danzanti etc etc.

II Atto

Scena I

Musiche. Luigi Boccherini, Cello Concerto.

Coppie danzanti. [ Le solennità di mezz’estate erano usualmente aperte da fiaccolate e danze che precedevano la folta folla ammassa nella piazza. Nella vigilia i negozi aprivano le porte lignei facendo mostra della florida grandezza d’armi: drappi d’oro, di seta, vai, argenti, pitture ed incisioni di tema bellico facevano vanto di sè nelle vie dei borghi.] Appaiono Rosalba, Matilda e dame del seguito seguite da cittadini, gentiluomini, contadini e cittadinanza tutta. Attraversano lentamente la strada profundendosi in riverenze e saluti. Legiadri, strascinanti, schematici, escono. Un gruppo si apparta in un angolo, entra Timeo seguito da una dama vestita con una tonaca turchina cinta da cordicella lattea, Zeus con una veste talare blu arricchita da filamenti e placchette dorate, sopra il volto una maschera barbuta simile a quella di Ade che scintillava sopra l’abito rosso e nero. Un efebo dalla veste bianca cinta segue il corteo.

Maria-Alcmena.

“Buondì messer poeta!”

Timeo ( volteggiando di quà e di là ).

“Iddio ben ve ne dia inoggi donsella”

Zeus ( Guardandosi la veste ).

Sembra corta codesta tonaca maledetta! Non crede messere?!”

Timeo (Basito ma allegro ).

“Non credo codesto, gentiluomo, calza a misura”

Timeo (sbracciandosi sulle ginocchia ).

“Allora?! Vi si acconcia il ruolo?! Siete pronti?!”

Ade (Tentennando).

“Ho invero qualche problema con gli epigrammi ma ne ho sviluppato le parti, segmentato sezioni, destrutturato bene rime”

Timeo ( Fissandolo e rialzandosi )

“Che siano però adatte mi raccomando!”

Ade ( Premuroso ).

No…no…come concordato con vostra signoria!”

Timeo (trainante):

“Orsù signori che voi attori date forma al sacro perché tale è il vostro compito! Se il rischiarar del sole, nel suo calore divino, non muta queste parole in epitaffi volti all’eterno codesto giorno che sia a veder come tristo!”

Musiche. Luigi Boccherini. Cello Concerto.

Timeo si diresse nell’angolo più vicino per osservare e, in alcun caso, amministrare la tragedia. Efebo entra per primo, la folla accerchia gli attori.

Efebo ( Con cenni delle mani, poi nel silenzio ). Orsù….signori…orsù…silenzio

Oh musa trova in me la dolce retorica

che il pianto mi tolse

per aver di questa angelica

storia il giusto riguardo

Confidar potei in codeste frasi

che da scuro aulico sogno

divennero speme e tormento

del mio animo ferito.

Atena tremenda, gelosa e ottenebrata

odia con furore atavico Maria – Alcmena

Questa dolente ( appare il personaggio riverso per terra )

nell’Ade riversa tra lacrime e grida.

Ares ( entra il personaggio ieratico ) impietoso la guardava contorcersi e inveire invano.

– FINE PROLOGO –

Ares: “Ben giusto è che non nascano i tuoi figli!”

gridò iracondo. Ma ella che al supplizjo non avea ragione disse

“Qual male i miei pargoli a voi possenti possano?!”

“Uno di loro cancellerà tutti noi!”

“Ah… – rise amara e sarcastica allora Maria

Un pargolo che cancelli la vostra potenza?! Quale iniquizia e blasfemia e delirio!”

Ares: “Che tu supplisca che da te non scaturisca seme, così è deciso!”

Maria: “Non puoi tu, figlio di Titano, fratello di Zeus!”

Zeus: “Chi volge a me il suo appello?!”

Maria (verso Zeus ): “Dio degli dei, padre dei miei figli ridammi la libertà”

Zeus: “Non dovrei andare contro la volontà degli dei consimili”

(Scompare Ares rimangono Maria e Giove ): “Aspetta mia cara il Sol Niger, che tu sia libera e che Eracle-Jesus nasca! – dopo una breve pausa – il divenire è già scritto!”. La notte apparve cupa e il nero era abissale e tremendo Zeus trainato da quattro cavalli bianchi scese nell’Ade e slegò Maria- Alcmena cosicchè naquero Eracle — Jesus e il fratello Ificlo – Giovanni.

finito lo spettacolo si diresse all’ombra della torre dirimpetto ad un vicolo. Fermo in quel luogo sbirciava furtiivo Matilda e la sua amata Rosalba. Fece un cenno alla Cambini che, dopo aver sussurrato qualcosa all’orecchio di Rosalba, si allontanò verso di lui

Timeo (Quasi espansivo).

“Arcangelo de la mia gioia, hermes del mio affanno, lume che mi porti l’ardore e con esso la vita, cosa mi dici inoggi?”

Non attese risposta, l’ interruppe – mentre Matilda cercava di parlare

Timeo (Affettuoso e sinuoso )

” …vorrei stringerla, abbacciarla, dille di ritrovarsi tra tre giorni ove inuno ci veda, nella piana di San Salvi, presso il monasterio et il popolo di San Martino, io serrato da un roboante ardore stò già lì ad attenderla”

Matilda (Intimidita ma conciliante )

“Ooh che mi chiedete messere? eppur la mia dama preme anch’ella, e le è devota, et racconta gli sguadi e i fogli, i versi et le emozioni; giacchè per questo farò quel che voi dite”

Alla ora terza i cittadini si riunivano nei propri quartieri sotto l’insegna del proprio Gonfalone per poi accompagnare con tutto il clero, i presbiteri, i prelati, in processione le relique dei Santi. Le custodie d’argento e di oro scintillavano tenuti a mezz’aria riflettendo la luce delle fiaccole e luccicando sugli stendardi. L’ indomani, nel giorno della festa, la popolazione si radunava in piazza della Signoria per celebrare i trionfi che la repubblica aveva avuto contro gli avversari apprestandosi a rendere omaggio ai tesori che venivano esposti. In quel caso tutti i magistrati della cittò iniziavano le donazioni contribuendo simbolicamente e materialmente a mantenere intatta la floridità fiorentina. Delle coppie continuano a danzare.

Scena II

Musiche. Antonio_Salieri._Concerto_for_Violin_Oboe_Violoncello__Orchestra_in_D_major

Escono quasi tutti, due monaci parlano ad un gruppetto di persone. Timeo de Lion e Fra Jacopo Passavanti nell’angolo opposto chiacchierano di cose futili. D’un tratto fra Jacopo si avvicina al gruppetto seguito da Timeo.

Primo monaco (gesticolando, alla fine respirando profondamente).

” Confessatevi gli uni e gl’altri perchè così è scritto, leggete gli uni e gl’altri il Sacro Verbo perchè così è scritto, proseguite, sapienti e umili, la via che fu degli Apostoli” ed aggiunse “Non possedete nulla di vostro, vivete in povertà e quel poco che avete dividetelo a metà e che ognuno ne abbia parte, in quanto quelle reti che furono lasciate per seguire la verità non siano mai più riprese. San Paolo insegna che amare e la via a Cristo, quel Figlio di Dio che trovò nel servire gli ultimi la sua missione e la nostra!”

Fra Jacopo Passavanti ( intervenendo ).

” Chi voi siete per metter in dubbio la parola di Santa Madre Chiesa nutrice e guida dell’umano gregge? ”

Secondo Monaco (pacatamente).

” Fratello in Gesù e negli apostoli, nell’amor di quel prossimo che fu caro a Iddio ci professiamo poverelli; veniamo da lassù tra i monti a predicare la sacra parola, in poverta, poveri e miseri qual tu ci vedi”

Fra Jacopo Passavanti ( infervorandosi).

“Ebbene fratelli il fasto che orna la Chiesa romana è il fasto dovuto al Sommo, Immenso, Incommensurabile Nostro Signore”

Primo Monaco ( cingendo un fanciullo con un braccio ).

” Fissate negl’occhi questo bimbo! guardate l’innocenza e la purezza! non sono opere d’ Iddio? il vero ornamento che Dio abbia predetto? Allora buon frate rimembrate che Iddio ha ornamento e grandezza in ogni cosa da lui creata”.

Fra Jacopo fece un ghigno e pensieroso pose fine alla discussione. Ma qualcosa di essenziale si era deteriorato quel giorno e le parole del chierico rappresentavano la leva con la quale i dubbi e le tribolazioni spirituali di Fra Jacopo emergevano dall’abisso dove erano stati relegati. , Fra Jacopo era chiuso nel silenzio dei suoi pensieri, si concedò dal poeta con un cenno per ritirarsi in ascetismo nella sua cella. Escono tutti resta il Passavanti.

Fra Jacopo Passavanti ( in ginocchio con le mani giunte in atto di supplica, monologo ). “Signore Iddio, altissimo, la mia pena ti offro nel pianto dei poveri inascoltato dai tuoi figli nell’edifizjo ecclesiastico” – e aggiunse – Come può la tua chiesa essere cieca e sorda, cieca al pianto e sorda al lamento di chi soffre. Nel giorno del giudizio chi trarrai con te se non i miseri, se non i poveri. Ti offro il mio corpo e il mio spirito e se l’uomo, mendace figura di carne, vorrà chiamarmi eretico che così sia. Cosa dovrei fare? Come comportarmi Iddio, puro padre di tutte le creature? Scusami padre se ho peccato! Scusami progenitore se i tuoi figli dispersi nei rivoli della terra peccano gli uni contro gli altri, inveiscono, ostentano ricchezze, calcano con piede forte e audace i capi ornati dalla pauperistica sacralità. Io piango e fremo per questi e per quelli, mi lamento, stuzzico la tua pazienza con la mia debolezza. Innocente io sono anche se peccatore e come un pargolo a te mi rivolgo e con te voglio vivere”

Si ode bussare. Entra un monaco.

Fra Jacopo Passavanti (d’improvviso, distogliendosi dalle preghiere ).

Chi è?”

Monaco ( origliando).

Sono io padre abate, ho notizie urgenti”

Fra Jacopo Passanti.

Entrate figlio mio, stavo pregando, che notizie?!”

Monaco ( gesticolando ).

Città di Castello insorge contro il clero locale,I castellani prendono la rocca e scacciano i prelati dal borgo.

Fra Jacopo Passavanti ( sconcertato).

Oh mio Dio…”

Monaco.

A Città di Castello segue Perugia, le novelle in tal senso arrivavano freneticamente, qui, tagliato il ponte che congiungeva la fortezza di San Antonio a quella di Santa Maria Monte Luce e costruiti trabucchi e macchine da guerra, il popolo insorto assedia la città. E…”

Fra Jacopo Passavanti (sconfitto e desolato).

Che altro figliuolo?!”

Monaco.

Altri municipi si alzano contro il la Chiesa: Agubbio, Todi e sopratutto Viterbo. La metropoli della Tuscia chiede a Vincenzo di Vico, prefetto di Roma, di aiutare la sollevazione contro Angelo Tavernino, tesoriere del Soglio Pontificio, e Gherardo Dupuy, abate di Marmouter, uscendone vittoriosa.

Fra Jacopo Passavanti.

“Dai su! Preghiamo…!”

Si ritirano in preghiera.

Scena III

Antonio Vivaldi – Estate, Movimento III. Presto

Su una terra brulla sfilano dei soldati tra i quali Timeo che si dirigono a Bologna. A sinistra della scena uno spaccato di suolo e sulla sinistra palazzi, case e strade. Il viaggio durò un giorno, distese di spighe gialle rendevano un deserto immaginario alternato da qualche albero da frutto stagliato su ciottoli e frange di rocce aguzze. le rocche dei popoli si alzavano impervie, ammiravano su alti promontori il passaggio dei fiorentini. A capo della spedizione c’era Corrado Tedesco

Timeo: “Cosa troveremo a Bologna?! Sicuro che i bolognesi vogliono essere liberi?”

Stefano: “Non saprei, speriamo di si…ma tu come và con le ragazze?! Odette?”

Timeo ( come se si fosse accorto solo in quel preciso istante): “Vedi Odette…le devo scrivere al più presto sono mesi che non la sento! Ha mandato delle lettere a cui non ho mai risposto!”

Stefano ( conciliante): “Sei innamorato, perso in un’altra caro poeta?”

Timeo (rosso in viso): “Quella dama che un giorno ti dissi, quel cherubino, ora ha un nome e una voce, una pelle candida e rosea, una bocca…”

Stefano: “L’amore….che brutto male che è l’amore aspetta…vediamo che dice Corrado siamo quasi giunti…”

Corrado Tedesco: “Le truppe si accampino fuori le mura, i gentiluomini mi seguano!”

Il Tedesco insieme ai capi e Timeo furono fatti accomodare nel palazzo degli Azzoguidi. La stessa sera li condussero celermente a riunione con uno sparuto numero di nobili bolognesi tra cui Riccardo Saliceti e Alberto Guidotti. Sala sobria e rozzamente strutturata con un pavimento in cocciopesto e mattoni cotti a vista le pareti. Il soffitto in travi intrecciate con trascurate decorazione in noce, un tavolo era posto nell’angolo nord della stanza rendendo un calore quasi domestico.

Primo gentiluomo bolognese.

“Se inora li abati vendono Bagnacavallo e Castrocaro chi tra voi altri sà con certezza che un domani non vendano anco codesta nostra Bologna a li Galli o a gli Inglesi??”

Secondo gentiluomo bolognese (spavaldo).

Niuno ci assicura che alla tirannide non vi sia malanno ancor più greve, allor che s’attende a prender a pretesto cotali venditi per aizzar il popolo alla rivolta?”

Terzo gentiluomo bolognese.

“Ma se la perniciosa questione la facciamo gravare solo sopra noi ne cale poco, o a dir nulla, et per questo che ci abbisogna pacificar coi Maltraversa che ha possibilità di coinvolgere i contadi alla nostra rivolta “

Secondo gentiluomo bolognese.

” Tu Riccardo – diceva così al Saliceti – che in codeste cose sei mastro e sommo conoscitore potresti renderti araldo per lo bene nostro e della Repubblica?”

Quarto gentiluomo bolognese (fiero).

è così sarà, che non sia mai detto che il mio affetto per codesta nostra città sia manchevole”

Corrado Tedesco.

Perché codesto Maltraversa è contrario?”

Primo gentiluomo bolognese.

La lotta per il potere in Bologna è divisa in fazioni tra le quali quella del Maltraversa è rivale a quella degli Azzaguidi”

Scene di tumulto. In un via vai di gente, forconi, spade, urla feroci accompagnavano un fiume in piena di persone dirette alla piazza. Il legato impaurito, senza tentare una benchè minima contro offensiva, consegnò la città ai popolani e abbandonò Bologna.

Stefano (alla fine del combattimento,in mezzo alle urla della popolazione).

Timeo torna a Firenze ad annunciare la vittoria!”

Timeo (capendo a stento le parole pronunciate).

Eh…si… così sarà”

Scena IV

Mozart – Requiem

Nel palazzo dei Medici, una stanza sontuosamente acconciata con un balcone nel prospetto, Rosalba e Matilda sedute a ricamare.

Rosalba (inebriata, poi sussurrando).

Usciamo di grazia, non voglia che ci sia in giro il mio amato Timeo”

Matilda tossisce ripetutamente.

Matilda (sembra flebile).

Non voglia Iddio che ci sia anche tuo fratello Salvestro…bisogna essere cauti”

Matilda tossisce nuovamente.

Rosalba (tenera ).

Stai male?!”

Matilda ( con aria bontempona).

No, non è niente”

Rosalba (premurosa).

Ti faccio preparare il letto e restiamo a casa”

Matilda (tossendo, poi sorridendo flebilmente).

No, non ve ne è bisogno…eh…”

Rosalba (interrompendo).

No, no starete a casa, a letto, con qualche mistura di erbe”

Matilda (mentendo).

Oh mia cara sto bene…”

Rosalba si alza chiama un’inserviente..

Rosalba (gesticolando).

Il letto di dama Matilda per piacere…”

Matilda appare contrariata.

Rosalba.

Riposerete inoggi e niente storie…”

Scena V

Musiche.

Luigi Boccherini Minuetto (classical)

Una chiesa, una navata divisa da capitale che danno su un altare. Timeo attende nelle prime file, arriva Rosalba.

Timeo (correndo verso Rosalba e stringendola dolcemente).

Oh mia adorata quanto tempo è passato dall’ultima volta quando il cielo, scaltro furfante, a visto la luce che irradi e me ne ha fatto partecipe. Quando tempo è passato che non abbia agognato, giorno dopo giorno, la tua presenza. Ti amo! Soffio del mio cuore che recalcina, langue nel desiderio di baciarti di stringerti a me teneramente – la bacia – e ancora viepiù il nostro amore, come angelo disceso dalla volta, mi apre i sensi, le vie ai sogni”.

Rosalba ( stringendo il profilo sul petto di Timeo, poi rivolgendo lo sguardo a lui).

Anche tu sei il mio amore e dono le mie labbra a te perché possano assurgere al gusto dell’ambra, deliziosa, soave, il tempo che sei mancato è stata la mia tribolazione più ardua e in te confido la vita poiché senza di te dispero”

Timeo ( stringendola ognor più ).

Ti vedo gentildonna matura nei suoi anni, anni che non tolgono nulla alla tua bellezza ma che esaltano il tuo spirito”

Rosalba (piegando il capo).

Forse la morte di mio padre, le cure a cui è dedita solo Matilda oramai mi hanno fatto ergere il capo come una margherita nel campo, me ne scuserai!”

Timeo (teneramente).

No …no mia cara sei splendida in ogni tua forma che sia essa sottoposta alla carne che allo spirito. Il tuo carisma ora si sprigiona libero come un uccello che abbandonato il nido si libbra nell’aria legiadro”

Rosalba ( facendo una giravolta sorridente).

E cade con un tonfo sul prato verde, decolla, stenta, vola raso tra i fiori”

Timeo ( tenendogli la mano ).

E poi risale su in alto verso il cielo, cinguettando felice”

Rosalba ( fermandosi e staccandola mano da quella di Timeo).

Forse le sue ali sono ancora gracili e deboli, non riesce ad alzarsi, le sbatte velocemente ma non ce la fa”

Timeo (avvicinandosi a lei ).

Ma ora vedi con uno stripitio, un balzo si arrampica ad un ramo, si inerpica, si solleva e poi…poff!”

Rosalba ( tendendo la mano a Timeo).

Ti amo amore mio”

Timeo (tendendo il braccio a sua volta ).

Anch’io mio tesoro”

Si abbracciano

Scena VI

Antonio Salieri- Les Danaïdes

Alcuni gendarmi prelevano Fra Jacopo Passavanti dalla sua abbazia per condurlo dalla santa inquisizione. A destra della scena la chiesa, a sinistra delle celle; tutt’intorno scorci di Firenze.

Primo Gendarme.

Reverendo Abate di Santa Maria Novella la accusano di eresia, dobbiamo condurla al cospetto degli inquisitori”

Fra Jacopo Passavanti ( con profonda calma).

Quale eresia persiste se non nella santa chiesa che fa dei poveri sua mercé?! quale eresia trasforma le parole del vangelo in ostentazione di nobiltà?! Sono queste le domande che dovete porvi prima di arrestarmi”

Secondo Gendarme.

Noi abbiamo l’obbligo di prelevarla non concerne a noi decidere, lo sa bene!”

Primo Gendarme.

E’ proprio così! In ogni luogo le eresie dilagano e strati sempre più ampi della popolazione le segue, le percepisce come benefiche, ricerca il pauperismo come embrione della santità”

Fra Jacopo Passavanti ( si pone al centro del gruppetto di persone ).

E non è forse verso che la poverta è indetta da Cristo figlio?! Lasciate tutto e vi farò pescatori di uomini, beati gli umili, beati i poveri, beato chi non ha niente…”

Primo monaco ( interrompendo).

“…perché di loro è il regno dei cieli!”

Primo Gendarme (tagliando corto).

Non stà a noi decidere le ripeto…ci segua di grazia!”

Fra Jacopo Passavanti ( con un sospiro).

Andiamo…fate di me quello che credete”

Escono. Entrano gli inquisitori seguiti dai gendarmi e fra loro Jacopo Passavanti.

Primo Inquisitore ( ieratico ).

“Qual reato più alto se non aver scambiato la verace via per quella del Maligno dacché negasti la veracità dell’indulgenza e fin anco li sacramenti furono sorvertiti a mal senno”

Fra Jacopo Passavanti (pacatamente).

“Cari fratelli che nell’amor per Cristo e solo in esso diressi la mia vita et il mio parlare giacché mai proferii verbo di apostolica avversione” “E non abbia che la madre chiesa a temere perché il troppo amor di Dio mi volse in tal senso”

Secondo Inquisitore ( infervorato).

” Tu neghi che siffatto amore non vi è nel nostro agire dunque?”

Fra Jacopo Passavanti ( cautamente).

“Non fraintendete fratello quel che ingenuo come pargolo inoggi vi dico”

Primo Inquisitore (assumendo un tono di voce formale ).

” Fosti tu allora a macchiarti dell’onta di eresia, che dasti accoglienza alle parole che il Demonio ritrasse in contra alla Santa Madre Chiesa, neghi le tue colpe?”

Fra Jacopo Passavanti ( dolcemente ).

“Se colpa ci sia è serbata nel troppo ardere per seguire con amor vero il Verbo, come gli apostoli e le beate genti”

Primo Inquisitore ( sussultando con un gesto di scherno).

“Che tu sia libero ma che la tua condotta sia confaciente!”

Scena VII

J.S. Bach Cello Suites No.1-6 BWV 1007-1012

Sala formale, elegante e riccamente ornata e affrescata, collegio a parlamento insieme a Salvestro e agli araldi inviati ad Avignone. Dialoghi.

Primo Gentiluomo.

Compagni…fratelli…il pontefice ci assedia ognor più da tutte le direzioni la scomunica infatti è stata ratificata, siamo ufficialmente interdetti, mentre i brettoni continuano a procedere verso la città di Bologna e, in una marcia sanguinaria, sono già nei pressi di Alessandria della Paglia e Tortona. Li comandano due arguti condottieri che prendono il nome di Malastretta e Buda. Rinfrescati e rinvigoriti dal riposo offertogli dal Marchese di Ferrara volgono verso Bologna dove assediano di già il castello di Montegiorgio facendo scempio della popolazione. Circondano la città emiliana sicuri che lo sterminio da poco consumato e le urla avrebbero gelato il sangue ai bolognesi e li avrebbero indotti alla resa senza lottare.

Araldo.

Giunti ad Avignone non ci hanno concesso alcuna difesa tanto che il mio compagno gridò in mezzo allo strepitio: “A Te – disse – Signor Mio Gesù Christo dell’ingiusta sentenza del tuo Vicario datami appello in quel tremendo giorno; nel quale venendo tu a giudicare il mondo non varrà appresso te l’eccezione delle persone. Tu tra questo mezzo sincerissimo e incorrottissimo giudice difendi la nostra Repubblica dalle bestemmie crudeli fulminate contra di lei con quella giustizia che a te è manifesta – concludendo con un versetto del Salmo – Guardami dall’alto, oh Dio, mia salvezza, vieni in mio aiuto, non abbandonarmi perché mio padre e mia madre mi hanno abbandonato”.

Secondo Gentiluomo (rivolgendosi al primo gentiluomo).

Gregorio XI partitosi da Avignone s’avanza alla volta dell’Italia. Prima che fosse cominciata la guerra il pontefice aveva concepito il disegno di portare la sua sede a Roma; iniziata questa il progetto diviene un bisogno.”

Terzo Gentiluomo (Rivolgendosi al secondo gentiluomo).

Si….la notizia è certa…il pontefice è partito superando le contese del padre che fin alla fine gli sbarrò l’uscita.”

Quarto Gentiluomo (verso il gruppo di persone).

E inoltre continuano a preoccupare i continui lamenti della popolazione. Molta della liquidità circolante è stata incamerata per le spese di guerra e gran parte della popolazione vive in stato di povertà assoluto. Una parte, invece, conduce una vita modesta che si limitava ai beni primari del desinare. Rappresenta un conglomerato sociale miscellaneo e lavorativamente attivo ma non reintrodotto negli schemi corporativi quindi totalmente estraneo alla vita politica del paese.”

Primo Gentiluomo (sospirando).

E’ certo cari fratelli che ci crucciamo di molti perigli…”

Salvestro ( con fare accondiscendente).

In primo luogocorrompiamo ancora una volta con i fiorini il Malastretta e il Buda, necessitiamo di tempo per organizzarci. In secondo invieremo inoltre Caterina da Siena, la Santa, dal papa gravata delle nostre offerte di pace. Vietiamo inoltre i sacri uffici cosicché ogni tensione sociale venga meno”

Il manipolo di uomini annuisce. Comincia un vociare confuso che si protrae per pochi minuti.

Primo Gentiluomo.

Compagni inoggi si è discusso molto e molti gravi problemi restano irrisolti ma bontà vostra vuole che terminiamo le nostre pratiche e che rimandiamo il tutto in altra seduta”

Escono tutti parlottando. Rumori dentro la sala.

Scena VIII

Musiche Antonio Vivaldi Le quattro stagioni LInverno

Sala sontuosa, Rosalba e Matilda

Una mattina, la rugiada fine si stagliava sui gigli, sulle rose mentre il sole si scorgeva a strati riemergere vegliardo in un tepore tenue mentre Rosalba, come suo solito, si recò da Matilda; distesa sul letto, il volto pallido, tirato, bianco e le braccia prive di vita posate sulle sete la randevano triste, più vile di quanto è umano sentirsi. Quel dì alle parole di Rosalba non vi fù reazione alcuna;

Rosalba (allegra, poi preoccupata, poi piangendo).

Matilda mia dolce Matilda..come state inoggi?!…Matilda?!…Matilda?! Rispondete per carità!”

Matilda era lì ferma, fissava un punto lontano fuori dalla finestra persa ormai, com’era, al mondo sensibile. Si spense così, tra le braccia della dama che aveva sempre servito, l’occhio ormai stanco si chiuse nel triste abbraccio della sua diletta padrona. Morì nel silenzio che da subito diruppe in lacrime, amare, roboanti, angosciose, aleggiavano melanconici in quella piccola camera dove in poco tempo affluirono gli astanti.

Uomini, gentiluomini, inservienti e dame ( Coro)

“E’ morta! E’ morta! Povera dama! E’ morta! E’ morta! Povera Matilda!”

Rosalba (piangendo angosciata).

Matilda no! Mia tenera Matilda! Sei stata per me una madre e ora vai via! No mia cara, dolce Matilda! Ti amo con tutte le mie forze amore mio!”

Arriva Salvestro de Medici.

Salvestro.

Cosa succede di grazia!”

Rosalba (piangendo accasciata sul letto).

E’ m-morta!!”

Entrano altri inservienti e contadini togliendosi il cappello, continua il Coro.

Musiche. Mozart. Lacrimosa ( solo base musicale )

Scena IX

A sinistra il fiume gorgogliante con una piccola luce del vespro. Tutt’intorno scorci di Firenze. Timeo e Fra Jacopo Passapavanti.

Timeo.

Ebbene buon frate…”

Fra Jacopo Passavanti.

“La dismissione dei sacri uffizj m’impongono di trattare pio ministero in altra sede”

Timeo ( sconsolato).

” Ohi me sventurato qual misera e ceca al mondo questa mia vista legata ad un amore dal destino funesto”

Fra Jacopo Passavanti ( come a rabbonirlo).

” Non batterti il petto in cotal maniera…”

Timeo ( affranto).

” così novizio e dedito alla mia Rosalba che man mano sfugge sciaguratamente alla mia presa”

Fra Jacopo Passavanti (tranquillizzante).

“…perchè, come l’amore che S. Paolo professa, questi vince e splende in modo perpetuo”.

Fra Jacopo Passavanti ( abbracciandolo).

Addio figliuolo…”

Timeo (ricambiando l’abbraccio ).

Addio buon padre…”

Scena X

Sala addobbata alla moda barocca. Salvestro seduto alla scrivania, un inserviente nelle vicinanze in posa ieratica

Salvestro ( con fare annoiato).

Trova una dama di compagnia per mia sorella, dopo la morte delle sua vecchia dama la vedo fuori di sé, strana, malinconica, sta nascondendo qualcosa voglio sapere tutto su di lei”

L’inserviente fa un altro inchino e riesce rientrando dopo pochi minuti con una donna dall’aria vetusta e altera

Inserviente.

Questa può andar bene signore?”

Salvestro.

Va bene una qualsiasi a patto che riferisca a me degli incontri di mia sorella, il suo stato di salute, qualsiasi cosa abbisogna, siamo intesi?”

Dama ( solenne ).

Certo che si”

Salvestro ( sospirando).

Questa mia sorella! Dalla morte della sua dama di compagnia non faccio che preoccuparmi per lei, mi inquieta, sembra cambiata, mi risulta ermetica come uno scrigno sigillato, non la capisco. I suoi occhi brillano irradiati dalla giovinezza ma il suo cuore è tormentato.”

Dama.

Le riferirò ogni cosa con minuziosa solerzia, giuro che non vi sarà particolare della vita di Rosalba che non udrete”

Salvestro.

Ebbene che così sia! Fate chiamare mia sorella Rosalba che possa presentargli la sua nuova accompagnatrice”

L’inserviente esce.

Salvestro (rivolto alla dama).

Pensate sia innamorata?”

Dama (dubbiosa).

Ne dubito ma credo che lo scoprirò ben presto”

Salvestro.

Distoglietela da qualsiasi amore sconveniente, che la nostra casata non si perda nei rivoli della plebaglia”

Dama (sicura).

Ve lo garantisco..”

Si ode bussare.

Salvestro ( spazientito).

Avanti…avanti, potete entrare!”

Entrano l’inserviente e Rosalba.

Rosalba.

Mi hai fatto chiamare fratello?!”

Salvestro.

Si mia cara solo per presentarti questa dama ( di cui disconosco il nome ) che ti aiuterà nelle tue faccende”

Rosalba ( rassegnata).

Se è questo il vostro volere…”

Salvestro ( facendo finta di non notare la preoccupazione negli occhi di Rosalba ). “Ebbene si lo è!”

Rosalba (con un inchino).

Se questo è tutto prendo concedo”

Salvestro ( con il braccio teso verso la dama ad indicarla).

Aspettate voglio dirvi che siamo tutti costernati per la perdita della cara Matilda ma questa dama saprà accudirvi degnamente”

Rosalba annuisce ed esce seguita dalla dama di compagnia. Resta l’inserviente e Salvestro.

Salvestro (pacatamente ).

Anche tu puoi andare”

L’inserviente esce, resta Salvestro che riprende a rovistare tra le carte

Scena XI

Musiche. Manscritti

Una chiesa con delle panche per i fedeli. Timeo attende, entra Rosalba accompagnata dalla nuova dama di compagnia.

Timeo (stringendola a sé ).

“Ebbene il mio pensiero vaga scorgendoti nei minimi elementi” – continuando – “guarda tutt’intorno il volgersi di tutte le cose, nella natura, nelle pietre di questo edifizio et pensa che inoggi tutto trascende nella tua visione “

Rosalba indietreggia e inavvertitamente fa cadere la nuova dama di compagnia che si rialza dolorante e inviperita.

Dama (inferocita).

” Quando messer Silvestro saprà di questo sarete rinchiusa in un convento, è quello che vi spetta per la vostra impudenza!”.

Timeo (incollerito).

Come osate…come osate minacciarci!!”

Timeo si getta sulla donna nell’intento di tappagli la bocca. Strinse, strinse ancora con tutta la forza che aveva in corpo, la donna si dibatteva in spasmi convulsi: la presa la stava infatti soffocando. Inutile che questa implorasse, in un mugolio scialbo, di lasciare la morsa letale, il poeta non si accorse di nulla e premette ancora. Si spense tra le sue mani, sotto l’incredulità dello stesso Timeo. Rosalba scoppio in lacrime che risuonavano nelle mura e vibravano tra le colonne della chiesa. Dei sussulti continui s’impossessarono del corpo della dama medicea che restò in piedi mentre Timeo si sedette, chino il capo, e si mise le mani in mezzo ai capelli. Stette un paio di minuti…

Timeo.

Dobbiamo seppellire il corpo!”

Rosalba (piangendo).

L’avete U-uccisa!”

Timeo.

Dobbiamo nascondere il corpo!”

Rosalba (singhiozzando sconsolata).

L’hai U-uccisa!”

Timeo esce e rientra dopo pochi minuti con una vanga.

Contemporaneo alla musica i due prendono il corpo di peso e trovando un posto non molto distante ma immerso negli arbusti vi scavarono una fossa e vi posero il cadavere.

Timeo (rabbonendo Rosalba).

Andrà bene…supereremo anche questo”

Rosalba (sconsolata ed afflitta).

No…andiamo te ne prego!”

Timeo ( prendendo il suo volto tra le mani).

Ascoltami passerà e vivremo felici”

Rosalba tenta di divincolarsi ed accenna ad un no con il capo.

Timeo (tenendola stretta a sé).

“…si invece”

Musiche. Manscritti. Concerto.

Si prendono per mano ed escono.

Fine II Atto

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