Manifesto

Visto e considerato che

  • “Dicendo essere o avere, non mi riferisco a certe qualità a sè stanti di un soggetto… Mi riferisco al contrario a due diversi modalità di esistenza, a due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo, a due diversi tipi di struttura caratteriale, la rispettiva preminenza dei quali determina la totalità dei pensieri, sentimenti e azioni di una persona.”

 

  • Il trovarsi è una delle strutture esistenziali. Nelle quali del “ci” si mantiene. Cooriginariamente a essa, questo stesso essere costruisce il comprendere. Il trovarsi ha sempre la sua comprensione, sebbene la tenga in sordina. Il comprendere è sempre intonato. Se lo interpretiamo come esistenziale fondamentale, ciò indica che questo fenomeno è concepito come modo fondamentale dell’essere dell’esserci.

 

  • “la scienza naturale presa come filosofia, ella sarebbe inoltre materialismo: ma questo porta fin dalla nascita… la morte nel cuore, perché passa sopra al soggetto e alle forme della conoscenza; le quali nondimeno vanno premesse tanto per la più bruta materia, da cui il materialismo vorrebbe muovere, quanto per la materia organica, a cui vuol pervenire. Imperocché ” nessun oggetto senza soggetto ” è il principio, che rende per sempre impossibile ogni materialismo. Sole e pianeti, senza un occhio che li veda e un intelletto che li conosca”

 

  • Tutte le sponde della vita moderna sembravano incontrarsi e legarsi nel passato e nell’esperienza del bighellone: andare a passeggio come uno va a teatro, trovandositra estranei ed essendo per loro un estraneo (nella folla ma senza appartenervi), facendo esperienza degli estranei solo come «apparenze», in modo che «ciò che si vede» esaurisce «ciò che essi sono», e soprattutto vedendoli e conoscendoli solo episodicamente; fisicamente, bighellonare significa recitare la realtà umana come una serie di  episodi, che sono eventi senza passato e senza conseguenze. Significa inoltre provare a recitare incontri come incontri mancati,  senza impatto: il “flâneur”  costruiva a suo piacimento delle storie con i frammenti sfuggenti della vita degli altri era la percezione che ne aveva avuto che li trasformava in attori delle storie che scriveva, senza che loro sapessero di essere attori, e tanto meno che conoscessero la trama del dramma che interpretavano

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  • lo strato degli intellettuali si sviluppa quantitativamente e qualitativamente, ma ogni sbalzo verso una nuova «ampiezza» e complessità dello strato degli intellettuali è legato a un movimento analogo della massa di semplici, che si innalza verso livelli superiori di cultura e allarga simultaneamente la sua cerchia di influenza

 

 

  • “ E’ stato detto che “una ragazza di diciott’anni, vestita degli abiti che sua nonna indossava a diciott’ anni, può somigliare alla nonna come era allora più che non lo possa la nonna stessa adesso; eppure non sentirà né agirà come la nonna sentiva e agiva mezzo secolo fa. Tuttavia, se la ragazza prende per buoni gli abiti della nonna e li indossa per stagioni intere nel convincimento che siano più comodi e appropiati di quelli che era solito indossare per l’innanzi, le risulterà impossibile non adattare il suo muoversi, di gestire, di parlare, e la sua stessa sensibilità al suo rinnovato aspetto esteriore. Subirà un’intima metamorfosi che, pur non trasformandola in un duplicato della nonna la farà agire e sentire ben diversamente da come si sentiva agiva quando credeva in blue-jeans e maglioni: il suo mutamento d’abiti indicherà – e, più tardi, servirà a perpetuare – un mutamento d’animo.”

 

 

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