Una colossale battaglia dell’Età del Bronzo – da Focus

Le rive di un fiume della Germania nascondono i resti di una battaglia epica e cruenta, come mai ci si sarebbe immaginati per l’Europa di 3200 anni fa.

tollense
Una foto del sito scattata nel 2013. In una porzione di terreno ampia 12 metri quadrati sono state trovate 1.478 ossa.|Landesamt für Kultur und Denkmalpflege Mecklenburg-Vorpommern/Landesarchäologie/C. Harte-Reiter

Sulle rive fangose del fiume Tollense, nelle paludi settentrionali della Germania, non lontano dal Mar Baltico, si consumò 3200 anni fa una cruenta battaglia: una mattanza di cui non c’è traccia nei libri di Storia, ma che potrebbe rivelarsi uno degli scontri più imponenti mai avvenuti nel Nord Europa.

 

La punta dell’iceberg. Il sito archeologico è noto dal 1996 ma solo di recente, dopo sei anni di scavi, gli archeologi cominciano a rendersi conto della sua ricchezza. In 450 metri quadrati esplorati, appena il 10% della sponda di fiume interessata, un’equipe dell’università di Greifswald e del Mecklenburg-Vorpommern Department of Historic Preservation (Germania) ha trovato oltre 10 mila reperti ossei riconoducibili ad almeno 130 persone, quasi tutti uomini tra i 20 e i 30 anni, e a cinque cavalli.

 

Un museo sotterraneo. L’intera area potrebbe nascondere fino a 750 corpi. Ipotizzando che un quinto dei soldati coinvolti sia morto sul campo, lo scontro potrebbe aver interessato 4000 uomini. Quelli ritrovati nel fango presentano crani e ossa trafitti da frecce, lance, spade, coltelli e clave e sono circondati da un vasto armamentario in legno, bronzo e pietra silicea. I ritrovamenti sono descritti nel dettaglio in un articolo pubblicato su Science.

 

Un cranio con i segni evidenti di un colpo frontale, forse inferto da una clava. | Landesamt für Kultur und Denkmalpflege Mecklenburg-Vorpommern/Landesarchäologie/D. Jantzen

 

Fermo immagine. Ossa e armi risalgono al 1250 a.C.: quello che è venuto alla luce è quindi il tragico epilogo di una singola battaglia, e non un semplice cimitero, come in passato ipotizzato. La composizione chimica del suolo ha preservato i reperti in modo così accurato che ora è possibile ricostruire, come sulla scena di un crimine, l’esatta dinamica della battaglia.

 

Predoni. Nessuno scheletro presenta ferite rimarginate: lo scontro, probabilmente, iniziò e si concluse nell’arco di un singolo giorno, e uomini e cavalli lottarono anche per non rimanere imprigionati nel fango. Qualcuno scappò e fu raggiunto dalle frecce alle spalle. A scontro finito, i vincitori arraffarono armi e gioielli e gettarono i corpi nell’acqua, preservandoli dagli animali.

 

Al sicuro. Altri resti, ritrovati con gioielli in oro e bronzo, dovettero evidentemente affondare prima che mani nemiche potessero raggiungerli, e svelano oggi manufatti realizzati con cura. Il fiume dovette giocare un ruolo chiave nella battaglia: forse qualcuno provò ad attraversarlo, e gli uomini sull’altra sponda respinsero l’attacco.

 

Molte domande. Da dove provenivano questi guerrieri? Le prime analisi sui denti indicano una provenienza eterogenea, e per alcuni un’alimentazione a base di miglio, più tipica, all’epoca, del sud Europa. Come facevano a essere così ben organizzati? Era la prima battaglia, o l’ultima di una lunga serie? L’impressione è che il fango di Tollense abbia appena iniziato a rivelare i suoi segreti.

 

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